
ltro momento della presenza di Francesco a Perugia, documentata dalle fonti, è quello di una predicazione tenuta dal Santo sulla piazza della città (attuale piazza 4 Novembre, già San Lorenzo). Tommaso da Celano narra che Francesco, assorto in preghiera nella sua cella, ebbe una rivelazione, per cui, raggiungendo i suoi frati, si lamentò esclamando: “Molti mali hanno fatto gli uomini di Perugia ai loro vicini, e il loro cuore si è sollevato per la loro stessa ignominia. Ma in verità vicina è la vendetta di Dio, e la sua mano ha già pronta la spada”. Trascorsi alcuni giorni, andò “in fervore di spirito” a Perugia, e cominciò a predicare al popolo radunato; ma i cavalieri che giostravano in piazza seguitarono i loro giochi senza dar peso alle parole del Santo. Egli dunque gemendo gridò: “O miseranda stoltezza di miseri uomini, che disprezzate e non temete il giudizio di Dio! Ascoltate dunque ciò che, per mio mezzo - uomo poverissimo - il Signore vi fa sapere. Sì, egli vi ha esaltato al di sopra di tutto il circondario; ma per questo voi dovreste essere più benigni verso i vostri vicini e maggiormente riconoscenti a Dio. Invece, ingrati alla grazia, assalite con mano armata i vicini, li uccidete e li distruggete. Ma, ve lo assicuro, ciò non resterà privo di vendetta! Anzi, per una punizione ancora più grave, Dio vi farà insorgere l’uno contro l’altro, in una guerra intestina. E ciò che non ottenne la divina clemenza, lo otterrà l’indignazione” ( II Cel., 37).
Lo stesso storico francescano attesta che la profezia di Francesco fu presto avverata. E da varie altre fonti conosciamo le terribili lotte intestine che, in quegli anni, dilaniarono la città.
Un altro arrivo del Santo a Perugia, a cui sembra di poter assegnare come data il luglio 1216, ebbe per motivo la richiesta di conferma della famosa “Indulgenza della Porziuncola”.
In quei giorni moriva a Perugia Innocenzo III e veniva eletto Onorio III a succedergli. San Francesco e i suoi primi frati furono notati ed ammirati dal clero là convenuto, per quegli avvenimenti. Giacomo da Vitry racconterà nelle lettere e nella sua «Storia Orientale» l’impressione ricevuta da quei frati dediti al disprezzo delle ricchezze e alla ricostruzione spirituale della Chiesa.
Tra l’altro, va ricordata una testimonianza del tempo: nella notte dopo la morte, il corpo di papa Innocenzo III fu profanato e spogliato delle gemme e dei paramenti sacri, Francesco d’Assisi rivestì con il suo saio il corpo del morto pontefice.
Prima che l’assemblea ecclesiastica si sciogliesse, San Francesco aveva ottenuto dal papa Onorio III, quasi come primo dono del suo pontificato, la conferma per l’Indulgenza richiesta in nome del Cristo stesso.
Paolo Rossi
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